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Per non dimenticare

 
In memoria delle vittime dell’Heysel


Nel giorno del 21esimo anniversario della tragedia dell’Heysel, la Juventus si unisce ai familiari delle vittime nel ricordo di coloro che persero la vita in quel triste 29 maggio 1985: Rocco Acerra; Bruno Balli; Giancarlo Bruschera; Andrea Casula; Giovanni Casula; Nino Cerullo; Giuseppina Conti; Dionisio Fabbro; Eugenio Gagliano; Francesco Galli; Giancarlo Gonnelli; Alberto Guarini; Giovacchino Landini; Roberto Lorentini; Barbara Lusci; Franco Martelli; Loris Massore; Gianni Mastroiaco; Sergio Mazzino; Luciano Papaluca; Luigi Pidone; Benito Pistolato; Domenico Ragazzi; Antonio Ragnanese; Mario Ronchi; Domenico Russo; Tarcisio Salvi; Gianfranco Sarto; Amedeo Spolaore; Mario Spanu; Tarcisio Venturin; Claudio Zavaroni; Alfons Bos; Willy Chielens; Dirk Daeninckx; Jeacques Francois; Patrick Radcliffe; Claude Robert; Jean Michel Walla.
Juventus.com

 

 

LA VITA HA PERSO CONTRO LA MORTE... MA LA MEMORIA VINCE NELLA LOTTA CONTRO IL NULLA...

Umberto Agnelli

In ricordo del Dottore

 

  

Il 28 maggio 2004 moriva Umberto Agnelli. La Juventus lo ricorda con grande affetto. La società ricorda il Dottor Umberto Agnelli, un personaggio fondamentale, un vero punto di riferimento per la Juventus, che ha sempre seguito con grande passione, entusiasmo ed attenzione. Nel secondo anniversario della sua morte, rivolgiamo un pensiero affettuoso a Donna Allegra e al figlio Andrea.

 

 

Umberto Agnelli, (Losanna, 1 novembre 1934 - Torino, 27 maggio 2004) è stato un importante imprenditore italiano e presidente della FIAT dal 28 febbraio 2003, subito dopo la morte del fratello Giovanni, che aveva a lungo affiancato nella conduzione della casa automobilistica torinese. Negli anni '70, Agnelli era stato senatore della Repubblica nelle fila della Democrazia Cristiana. Come alto dirigente della FIAT ha avuto a lungo il controllo su primarie imprese editoriali e sulla società calcistica torinese Juventus. Affetto da cancro, è morto il 27 maggio 2004 nella sua residenza della Mandria, vicino a Torino, assistito dalla moglie e dai due figli. La sua ultima uscita pubblica era avvenuta il 26 aprile 2004 quando era stata conferita alla moglie Allegra una laurea ad honorem in veterinaria dall'Università di Torino. L'aggravarsi delle sue condizioni di salute gli avevano però impedito di presenziare all'assemblea degli azionisti della società torinese. Umberto Agnelli era nato a Losanna in Svizzera, ultimo di sette fratelli, da Edoardo Agnelli e da Virginia Bourbon del Monte. Orfano di padre ad appena un anno, perse la madre all'età di undici; il fratello Gianni, maggiore di tredici anni, capofamiglia designato, sarà per lui come un padre. Laureatosi in Legge, Umberto diventa a neanche ventitré anni presidente della Juventus e nel 1959 viene eletto presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Agnelli è stato sposato due volte: una prima con Antonella Bechi Piaggio (della famiglia di imprenditori che ha ideato lo scooter Vespa), da cui ha avuto un figlio (Giovanni Alberto) detto Giovannino, morto anch'egli di cancro nel 1997); ed una seconda con Allegra Caracciolo, cugina di Marella Caracciolo, moglie di Giovanni Agnelli, dal cui matrimonio sono nati due figli Andrea ed Anna.

 

Andrea Fortunato VIVE!!

 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
«Non immaginavo quanto può essere meravigliosa anche una semplice passeggiata !!!» Sono passati tanti anni, ma fa ancora tanto male ricordare la storia di Andrea Fortunato. Nasce a Salerno il 26 luglio 1971 ed intraprende presto la strada dello sport, sull’esempio del fratello maggiore Candido, cimentandosi con il nuoto e la pallanuoto. Il calcio, per adesso, è solo un divertimento dei mesi estivi. Ma galeotta sarà una di quelle estati salernitane, perchè viene notato da Alberto Massa, tecnico e talent-scout, che lo convince a seguirlo nella Giovane Salerno, squadra dilettantistica; Andrea accetta e, nemmeno tredicenne, insieme ad altri giovanissimi talenti, va in giro per l’Italia a fare provini per squadre come Torino, Cesena, Empoli, Napoli, Como. A Sandro Vitali, direttore sportivo del Como ed al tecnico della Primavera lariana, Angelo Massola, non sfuggono le grandi potenzialità di Andrea e lo ingaggiano, convinti di farne un grande centravanti. La svolta avviene quando il tecnico della squadra Allievi, Giorgio Rustignoli, lo trasforma dapprima in centrocampista di sinistra, poi in difensore, sempre sulla fascia mancina. Andrea segue tutta la trafila nelle giovanili e debutta in prima squadra, in Serie B, il 22 ottobre del 1989, a Pescara. A fine stagione colleziona sedici presenze nella serie cadetta, oltre ad un diploma di ragioniere che aveva sempre inseguito: «I miei genitori, che non mi hanno mai ostacolato nelle scelte, quando partii per Como mi chiesero semplicemente di non trascurare gli studi. Promisi e, naturalmente, mantenni». Andrea diventa presto una colonna del Como di Bersellini, ed è un protagonista assoluto nel campionato 1990-91, in C1, con la squadra lariana che manca la promozione, perdendo lo spareggio contro il Venezia. Roberto Boninsegna, selezionatore dell’Under 21 lo convoca immediatamente e tutta la Serie A si accorge di lui. Sembra fatto il suo trasferimento all’Atalanta, ma è il Genoa che batte la concorrenza e si assicura il talentuoso terzino. Viene “parcheggiato” al Pisa, in Serie B e, nel campionato successivo. ritorna al Genoa, dove conquista subito il posto da titolare e si mette in evidenza come uno dei migliori terzini sinistri del campionato, grazie alla sua grande classe ed alla sua rapidità. La Juventus comincia a corteggiarlo, lo stesso Andrea non nega: «Arriva un giornalista e mi domanda se mi piacerebbe giocare nella Juventus. Ed io cosa dovrei rispondergli, che mi fa schifo ??? Figuriamoci, io da ragazzino per i colori bianconeri stravedevo, ed anche se sono diventato un calciatore professionista, certi amori ti restano nel cuore». Nell’estate del 1993 firma il contratto che lo lega alla Juventus; la società bianconera lo acquista per dodici miliardi di vecchie Lire e, per tutti gli addetti ai lavori, Andrea è destinato a diventare il miglior terzino sinistro italiano, raccogliendo l’eredità di Antonio Cabrini, non solo sul campo, ma anche nel cuore delle tifose bianconere. «Mi fa arrabbiare questo paragone con Cabrini, lui è stato il più forte terzino del mondo, vi sembra una cosa logica ??? A me no; prima di raggiungere i suoi livelli, se mai ci riuscirò, ci vorrà tanto tempo». La sua avventura a corte della “Vecchia signora” incomincia nel migliore dei modi: precampionato ad altissimo livello, debutto in Nazionale a Tallinn, il 22 settembre contro l’Estonia. «Prometto sempre il massimo dell’impegno per la maglia. Darò sempre tutto me stesso ed alla fine uscirò dal campo a testa alta, per non essermi risparmiato». È una corsa verso la gloria apparentemente inarrestabile ed invece Andrea rallenta, nella primavera del 1994. Si pensa che sia appagato, ha raggiunto la fama ed il successo in poco tempo; è arrivato alla Juventus, il massimo per ogni giocatore, ed ha perso il senso della modestia, pensa di essere già “arrivato”. Durante le ultime faticosissime partite, Andrea è accolta da fischi, da cori di scherno. Un giorno, alla fine di un allenamento, un tifoso juventino arriva a mollargli un ceffone, tanto per ricordargli la sua condizione di privilegiato e per fargli ritrovare la strada smarrita del sacrificio. É l’inizio del calvario. Si trova presto una spiegazione a quel vuoto dentro, purtroppo, così come per quella febbre persistente che si insinua nel suo organismo, provocandogli un continuo senso di spossatezza. Andrea si fa visitare ma tutto sembra normale, il suo rendimento, però, continua a peggiorare. Il 20 maggio del 1994 Andrea Fortunato viene ricoverato in isolamento, presso la Divisione Universitaria di Ematologia delle “Molinette” di Torino. Dopo ulteriori esami medici, il risultato è agghiacciante: leucemia acuta linfoide !!! Dall’ospedale delle “Molinette”, Andrea viene trasferito a Perugia dove, grazie alla donazione della sorella Paola, subisce un primo trapianto di midollo osseo. L’esito è negativo, Andrea necessita di un nuovo trapianto. Si offre volontario il padre Giuseppe e l’operazione da buoni risultati. Il fisico di Andrea, infatti, reagisce ed accenna ad un recupero che fa sperare per il meglio: Andrea esce dall’ospedale, si ricongiunge, addirittura, ai compagni di squadra e li segue durante la trasferta a Genova, in occasione di Sampdoria-Juventus giocata il 26 febbraio del 1995. È emozionante vederlo sulle tribune dello stadio “Marassi”, felice come un bambino, a tifare per la sua amata Juventus. Quando tutti cominciano a pensare che stia vincendo la sua battaglia, arriva una maledetta influenza a spezzare il filo della speranza. Il 25 aprile del 1995, alle otto di sera, Andrea muore. I compagni di nazionale apprendono la notizia mentre sono a Vilnius alla vigilia di una partita contro la Lituania. Prima di giocare, si osserva un minuto di silenzio in sua memoria. Poche settimane dopo la Juventus festeggia il suo 23° scudetto; 23 come gli anni che aveva Andrea. Solo pochi giorni prima aveva detto: «Non immaginavo quanto può essere meravigliosa anche una semplice passeggiata !!!» Sicuramente ora corre nei campi verdi del cielo.Si dice che colui che muore giovane sia piu' caro agli dei. Forse e' cosi'. E ora Andrea sta veramente correndo felice da qualche parte dietro un pallone... A chi lo ha amato resta il suo ricordo... "Per me e' sempre vivo", dice Marco Ferrante..
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    Nessuno persona è morta finchè vive nel cuore di chi resta!!

 

 

  

In Ricordo dell'Avvocato Giovanni Agnelli

 

Tre anni fa ci lasciava l'Avvocato Giovanni Agnelli, Presidente Onorario della Juventus, grande imprenditore, uomo di cultura e appassionato sportivo. La Juventus vuole ricordare la Sua passione, caratteristica che lo ha sempre contraddistinto, ma che si infiammava in modo particolare per lo sport. La Sua competenza, il Suo cuore di tifoso e la Sua capacità di veduta hanno consentito alla Juventus di ottenere trofei e successi con uno stile inimitabile, lo "stile bianconero". Con impegno ed entusiasmo, la Juventus ne raccoglie il testimone e prosegue lungo questa strada. Dirigenti, tifosi, dipendenti e calciatori commemorano oggi l'Avvocato Giovanni Agnelli, bianconero per sempre.

 da JUVENTUS.COM

 

 

 

 

 

Giovanni Agnelli, meglio conosciuto come "l'Avvocato", per molti anni il vero e proprio emblema del capitalismo italiano, nacque a Torino il 12 marzo 1921. I genitori lo chiamano con il nome del suo mitico nonno, il fondatore della Fiat, quella "Fabbrica Italiana Automobili Torino" che lo stesso Gianni porterà ai suoi massimi fulgori dopo gli anni passati come apprendistato, in qualità di vicepresidente, all'ombra di Vittorio Valletta. Gianni Agnelli si laurea in Giurisprudenza all'Università della capitale piemontese (anche se non darà mai l'esame post laurea), quindi partecipa alla Seconda guerra mondiale come ufficiale di cavalleria sul fronte russo con il corpo di spedizione italiano, con il raggruppamento esplorante corazzato 'Lodi' in Tunisia meritandosi la Croce di guerra al valor militare e nella divisione 'Legnano' del corpo italiano di liberazione. Entrato in Fiat nel 1943 come vice presidente, nel 1963 viene nominato amministratore delegato. Dall'aprile 1966 al febbraio 1996 diviene presidente della società, di cui assume, in seguito, la presidenza d'onore, mantenendo anche quella della finanziaria Ifi e di Exor Group, della Fondazione Giovanni Agnelli e della Società Editrice 'La Stampa'. Partecipa inoltre al consiglio di amministrazione dell'Eurofrance, dell'International Advisory Council della Chase Manhattan Corporation, del Board of Trustees della Salomon R. Guggenheim Foundation. Numerose anche le sue presenze in organismi internazionali: è, fra l'altro, membro dell'advisory board dei Bilderberg Meetings, dell'international advisory board del Council on Foreign Relations, presidente onorario del consiglio per le relazioni fra Italia e Stati Uniti e vice presidente dell'Associazione per l'Unione Monetaria Europea. Dal 1974 al 1976 è inoltre presidente della Confindustria. Dal 1945 al 1980 è sindaco di Villar Perosa. Nel giugno del 1991 è nominato senatore a vita da Francesco Cossiga, nel 1996 passa la presidenza della Fiat a Cesare Romiti (rimasto in carica fino al 1999). E' poi la volta di Paolo Fresco presidente e del ventiduenne John Elkann (nipote di Gianni) consigliere d'amministrazione, succeduto all'altro nipote, Giovannino (figlio di Umberto e Presidente Fiat in pectore), scomparso prematuramente in modo drammatico per un tumore al cervello. La sua morte ha sconvolto non poco non solo lo stesso Avvocato, ma tutti i piani di successione dell'immensa azienda familiare. In seguito, un altro grave lutto colpirà il già provato Avvocato, il suicidio del quarantaseienne figlio Edoardo, vittima di un dramma personale in cui forse si mescolano (stabilito che è sempre impossibile calarsi nella psiche altrui), crisi esistenziali e difficoltà a riconoscersi come un Agnelli a tutti gli affetti, con gli onori ma anche gli oneri che questo comporta. Il 24 gennaio 2003 Gianni Agnelli, dopo una lunga malattia e dopo aver ricevuto l'estrema unzione dall'arcivescovo di Torino Severino Poletto, si spegne. Lo hanno assistito la moglie Marella e la figlia Margherita con i suoi figli. Seguiti con commozione da un enorme seguito di folla, hanno incoronato definitivamente Gianni Agnelli come il vero monarca italiano. La Juve per Gianni Agnelli, è sempre stata una cosa di famiglia, amata e seguita fino alla sua morte. Agnelli diventa Presidente effettivo dal 22 luglio 1947 al 18 settembre 1954, presidente onorario fino alla morte. Un giorno, un cronista gli chiese: Avvocato, vinca la Juve o vinca il migliore? Rispose, orgoglioso: Sono fortunato, spesso le due cose coincidono. Con lui la Juventus ritorna a trionfare in Italia vincendo due scudetti nel 1950 - 1952. La sua morte lascia un ricordo indelebile nei cuori dei tifosi bianconeri, che da oggi sanno di avere una stella in cielo che guiderà la squadra alla conquista di nuovi trofei.

 

GRAZIE AVVOCATO !!